PALA DELLE MASENADE 2413 m

La Pala delle Masenade è costituita da una larga fascia di rocce verticali a forma di grande bastione, con zone strapiombanti e ampie striature nere, ben visibili dal rifugio Carestiato. L'altezza delle pareti si aggira sui 350 metri. L'ambiente tranquillo e un po' selvaggio, nonostante la vicinanza del rifugio, l'ottima solidità della roccia e la favorevole esposizione a sud offrono ascensioni impegnative e allo stesso tempo piacevoli.
Parete sud sud ovest - Via Decima. Primi salitori: L. Decima e F. Todesco, P. Brustolon e S. Della Santa 8/10/1976. Dislivello: 330 m. Tempo: 3.30-4 ore dall'attacco. Difficoltà: IV, IV+ con tratti di V. Bellissima arrampicata libera, sostenuta, su ottima roccia; la via è la più ripetuta del gruppo.

In parete si trovano pochi chiodi, ma ottime sono le possibilità di usare nuts, friends e ancoraggi naturali; si consiglia di non effettuare la salita in periodo di fusione della neve o dopo piogge consistenti. L'itinerario si svolge a destra di una grande zona di roccia gialla con tetti; segue dapprima un diedro obliquo a destra e poi la sottile, ma regolare, colata nera a destra dei grandi strapiombi e a sinistra di una placconata grigia. Dal rif. Carestiato si segue il sentiero per il rif. Vazzoler, che passa sotto la parete, fino all'altezza della colata nera; lasciato il sentiero, si sale per baranci e ghiaie sino all'attacco (ore 0.30 dal rifugio).

 

Salita:
1) Si attacca 30-40 m a destra della base del diedro e si sale obliquando a sinistra su placche inclinate fino ad un buon punto di sosta, sotto ad uno strapiombo, all'inizio della riga nera (1 chiodo; 40-45 m ca.; III e II).

2) Evitare a destra lo strapiombo, obliquare a sinistra portandosi alla base di un bellissimo diedro che si segue (chiodo) sino alla sosta su una piazzola (clessidra; 30 m; V- e IV).

3) Continuare per il diedro (clessidre), aggirare a destra uno strapiombo e ritornare a sinistra ad una cengia; per un canalino raggiungere un comodo punto di sosta (clessidra; 30 m; IV e III+).

4) Proseguire per un corto camino (clessidra) sino ad una piccola cengia; ci si sposta qualche metro a sinistra e si sale una bella placca nera con piccoli appigli (1 chiodo e clessidre); salire in cima ad un pilastrino, aggirare a sinistra uno strapiombo e continuare lungo la colata nera sino ad una cengetta (clessidra; 40 m; V e IV+).

5) Si sale direttamente, poi si continua leggermente a destra lungo un camino-colatoio su roccia magnifica e molto articolata, fino ad una sosta (clessidre; 35 m; IV+, IV e III).

6) Si prosegue lungo il colatoio con bella arrampicata fino ad uno sosta sopra ad un masso nero alla base della parte finale della colata nera (1 chiodo; 45 m; IV).

7) Salire direttamente, con stupenda arrampicata, lungo la colata nera, strapiombante ed espostissima (1 chiodo e clessidre), sino a raggiungere un colatoio di rocce chiare dove si sosta (clessidra; 45 m; IV+ e V). Nota: traversando obliquamente verso destra per 20 metri ca. si raggiunge una sosta (2 spit e catena) della via "Precisa"- S. Dorotei e L. De Col; 15/9/90 - che sale parallela alla via Decima, 20-30 m sulla destra. Con 5 calate a corda doppia da 50 m (soste ottimamente attrezzate - 2 spit e catena) si ritorna all'attacco alla base della parete.

8 - 9) Proseguire lungo il colatoio che attenua la sua verticalità, mentre la roccia da nera diventa chiara e levigata, superando qualche strozzatura con passaggi delicati ma sempre molto saldi (clessidre; 70 m; III, IV e IV+). 10) Si sale per 8 m (III) alla grande cengia. Sono possibili ora due uscite: a) si traversa a sinistra su cenge facili; b) si continua direttamente per altri 30 m superando lo strapiombo iniziale.

 

Parete sud - Via dei 9 metri.
Primi salitori: U. Marampon e L. Zulian il 6/9/1983.
Dislivello: 280 m dalla banca erbosa.
Tempo: 4-6 ore dall'attacco.
Difficoltà: A1, A2, A3; nella parte alta V, V+ e un passaggio di VI. Salita impegnativa che supera direttamente lo spettacolare tetto di 9 m sulla parete sud delle Masenade, proprio di fronte al rif. Carestiato. La via è attrezzata prevalentemente con chiodi a pressione. Per il tratto in libera si consiglia di portare un buon assortimento di chiodi normali. Dal rif. Carestiato, seguito per breve tratto il sentiero per il rif. Vazzoler, si rimonta l'evidente canalone di sfasciumi che si incunea fra le rocce della Pala del Belia fino a giungere sotto la parete dominata dai grandi strapiombi gialli (ore 1).

 

Salita:
si sale un friabile camino sulla sinistra dell'evidente avancorpo (45 m; III e II; sosta su un grande larice, cordino). Per cenge e roccette ci si porta facilmente alla base della parete vera e propria che inizia dalla grande banca erbosa. Si sale direttamente la gialla parete (A1) fino a un tetto di 2 m che si supera (A2) e si prosegue direttamente sempre in artificiale (A1) portandosi infine, in obliquo verso sinistra (A2 e A1), sotto il tetto di 9 m (90 m ca.). Si attraversa a sinistra e si supera il tetto (30 m; A2 e A3 - tratto più impegnativo dell' itinerario). Per altri strapiombi gialli si raggiungono le prime rocce grigie, da dove inizia l'arrampicata libera (45 m; A1, A2, V+ e V). Si segue in prevalenza la riga nera, ben visibile dal basso, con un'arrampicata aerea e impegnativa su roccia ottima, sino a sostare su una piccola cengia (45 m ca.; V e V+). Si supera direttamente uno strapiombo (passaggio di VI) e si prosegue poi per un lungo camino-colatoio sino alla grande cengia dove termina la salita (45 m ca.; VI e V). Parete sud est - Via Soldà. Primi salitori: G. Soldà - H. Kraus il 20/8/1959.
Dislivello: 350 m.
Tempo: 3-5 ore dall'attacco.
Difficoltà: V, V+ con passaggi di VI. Arrampicata bellissima ed esposta su roccia straordinariamente solida. La via è in generale attrezzata, ma si consiglia comunque la normale dotazione alpinistica. Dal rif. Carestiato si segue per un breve tratto il sentiero che porta al rif. Vazzoler e si rimonta l'evidente canalone di sfasciumi che si incunea tra le rocce della Pala del Belia, sin sotto la parete sud est. Questa è solcata da due grandi strisce nere verticali, in mezzo alle quali si svolge l'itinerario. L'attacco si trova alla base di una rampa-diedro alla sommità del suddetto canalone di sfasciumi (ore 0.45).

 

Salita:
1) Si superano le facili placche della rampa (50 m; II e III).

2) Continuare verso destra sulle placche e proseguire poi direttamente, per corti diedri neri, sino ad un pulpito (inizio via Bonetti) dove si sosta (45 m; IV e V-).

3) Si prosegue in obliquo a sinistra, aggirando uno spuntone, fino alla prima grande cengia (40 m; III, IV e un passaggio di V).

4) Si passa un piccolo strapiombo, con buoni appigli, appena a destra della striscia nera di sinistra, per salire poi direttamente lungo il pilastrino e raggiungere un piccolo terrazzo (possibilità di sosta); si sale quindi il sovrastante diedro strapiombante e si sosta poco oltre quest'ultimo (35 m; V e VI).

5) Obliquando a sinistra lungo una parete, si va a far sosta su una cengetta appena a destra della riga nera (30 m; V, V+ e IV+).

6) Si sale per uno strapiombo e si continua lungo un'entusiasmante parete, leggermente aggettante ma ricca di appigli, sempre su roccia ottima; la sosta è su una grande cengia presso una grossa clessidra gialla (40 m; V+, VI- e V+).

7) Si traversa senza problemi a sinistra per 35 m ca., fin sotto la parete nera (freccia sulla roccia).

8) Si supera uno strapiombo, si traversa per un breve tratto a sinistra e si sale per una corta parete, spostandosi poi a destra in direzione di un evidente strapiombo; lo si supera e si prosegue fino a una buona cengia (40 m; V, VI- e V+). 9) Si continua lungo un camino-colatoio uscendo così sulla grande cengia erbosa (40 m ca.; IV e III).

 

Variante:
nella parte superiore, è possibile seguire una variante (E. Ferrazzuto e A. Masucci, 8/9/1968) che permette di evitare gli ultimi due tiri in caso di cattivo tempo. Raggiunta la grande cengia, la si segue a lungo, superando qualche interruzione, fino a trovare un camino di una cinquantina di metri che porta sulla cresta terminale (III).
Parete sud est - Via Bonetti.
Primi salitori: F. e P. Bonetti, M. Bottecchia e M. Poli il 15/7/1969.
Dislivello: 250 m. Tempo: 3 ore dall'attacco.
Difficoltà: dal IV al V+, un passaggio di VI-. L'itinerario si svolge lungo la più grandiosa ed evidente delle caratteristiche righe nere di stillicidio che segnano le pareti della Pala delle Masenade. Come la vicina via Soldà, questa salita è abbastanza ripetuta negli ultimi tempi. Offre una arrampicata esposta su una roccia che non può che entusiasmare per compattezza e solidità. Attualmente in parete sono presenti pochissimi chiodi, in compenso sono innumerevoli le possibilità di utilizzare ancoraggi naturali; molto utili nuts e friends di varie misure. L'accesso è identico a quello della via Soldà: dal rif. Carestiato si sale il canalone di sfasciumi fino al suo vertice (0.45 minuti).

 

Salita:
1) Si superano le facili placche della rampa (50 m; II e III).

2) Continuare verso destra sulle placche e proseguire poi direttamente, per corti diedri neri, sino ad un pulpito (a sinistra prosegue la via Soldà) dove si sosta (45 m; IV e V-).

3) Proseguire direttamente per un corto diedro portandosi infine verso destra alla base dell'inconfondibile colata nera; si sosta comodamente all'inizio di quest'ultima (20 m; V-).

4) Si sale lungo la colata superando due strozzature; un po' a sinistra, si arriva infine a un terrazzino dove si sosta su clessidre (45 m; IV+, V- e IV).

5) Continuare verticalmente sino a sostare su una piccola cengia (vecchio cuneo) che taglia per intero la parete (30 m; IV+ e IV).

6) Si supera un muretto dritto procedendo da sinistra a destra (chiodo), quindi si continua lungo la riga nera con una arrampicata molto esposta (clessidre); si sosta su clessidra sotto ad un pronunciato strapiombo (30 m; VI-, V+ e V).

7) Superato lo strapiombo (ottimi appigli), si continua con difficoltà minori sino a uscire dalla parete (40 m; V, poi III).

 

Discesa:
per le vie dei 9 metri, Soldà e Bonetti, è conveniente percorrere la cengia detritica (tracce evidenti) verso destra, fino a incrociare la via ferrata G. Costantini; per questa si rientra al rif. Carestiato (ore 1.30-2). L'uscita della via Decima è parecchio più a ovest rispetto agli altri itinerari: conviene perciò seguire verso sinistra la cengia, giungendo in una zona a gradoni ("I Scalet de le Masenade"); si continua ad attraversare, abbassandosi anche a tratti, in direzione di una parete strapiombante giallo-nera; poco prima di raggiungerla, si scende per ghiaie e roccette (tracce di passaggio) e con percorso evidente e facile si ritorna al sentiero per il rif. Carestiato (ore 1-1.30).

Rifugio SAN SEBASTIANO Fam. Cordella 32010 DONT di ZOLDO ALTO - PASSO DURAN ZOLDO ALTO (BL) tel.+39.0437.62360